KRONOS – THE TIME TUNNEL

« Due scienziati americani sono dispersi nelle spirali interminabili del tempo passato e futuro nel corso del primo esperimento del progetto americano più grande e segreto: il tunnel del tempo. Tony Newman e Doug Phillips corrono disperatamente verso una nuova avventura in un punto definito dei corridoi infiniti del tempo. »

Kronos è una serie televisiva americana nata alla fine degli anni Sessanta, ideata dal regista Irwin Allen, noto per aver diretto celebri disaster movies e per aver creato altri telefilm si successo, tra cui Lost in space. Kronos è stata trasmessa anche con altri titoli: The Time Tunnel, oppure Sfida al passato.

In trenta episodi  di cinquanta minuti ciascuno narra le disavventure di alcuni scienziati impegnati nelle ricerche sui viaggi nel tempo e nello spazio. I finanziamenti da parte del Governo stentano a giungere e forse verranno cancellati, costringendo gli studiosi a lasciare la base segreta celata nel deserto. Per salvare il progetto,  il dottor Tony Newman decide di affrettare i tempi e provare di persona la sua invenzione. Entra nel tunnel e si ritrova catapultato a bordo del Titanic, a poche ore dal naufragio. Dal presente i colleghi seguono su un grande monitor ogni sua azione e lo scienziato Doug Phillips decide di andarlo a salvare. Entrambi si ritrovano sul transatlantico: dovranno cambiare la storia, o scappare in tempo dalla nave. La salvezza giunge dal presente, dalla base militare gli scienziati riescono a recuperarli, ma le apparecchiature sono poco affidabili, i calcoli imprecisi, la sorte imprevedibile… e i due naufraghi finiscono per saltare da un’epoca all’altra, in attesa che i colleghi li riportino a casa.

La serie si basa su un’idea scientificamente improbabile, raccontata in modo piacevole, tanto da attirare le simpatie degli spettatori.  I protagonisti sono due studiosi di bell’aspetto, colti e capaci di affrontare situazioni insolite; finiscono scaraventati da un secolo all’altro, sempre in situazioni più o meno pericolose.
Lo schema di ogni puntata si ripete pressoché invariato: i due protagonisti quasi sempre viaggiano nel passato e incontrano personaggi noti, rischiano la vita e se la cavano, per finire trasportati verso nuove avventure.
Nei confronti della Scienza,  l’ ingenuità e la disillusione convivono: le invenzioni sono mirabolanti, tuttavia gli studiosi  sopravvalutano le proprie capacità e male calcolano i rischi. Nessuno prova a spiegare il funzionamento del Tunnel al pubblico, neppure improvvisando teorie risibili, e ci sono situazioni al limite della credibilità che possono strappare sorrisi. Ad esempio Tony e Doug mai cambiano d’abito, maglie e pantaloni tornano freschi di lavanderia ad ogni episodio. Se restano feriti guariscono in tempo per il successivo spostamento, dormono pochissimo, conversano in Inglese Americano in qualsiasi epoca e luogo si trovino  e soprattutto, non possono mutare gli eventi  destinati a svolgersi così come noi li conosciamo. Anche in questo caso nessuno si preoccupa si spiegare come mai i loro comportamenti non influiscano su quanto accade, se è per un malaugurato caso, o se è un limite che si autoimpongono  per evitare gli eventuali rischi di un ‘effetto farfalla’.

Nei confronti della Storia, l’atteggiamento è altrettanto  ambivalente. E’ puerile pensare che i nostri eroi capitino sempre nel bel mezzo di qualche evento significativo, oppure incontrino soltanto personaggi celebri, come Custer , Machiavelli oppure Lincoln. La scelta narrativa è ingenua quanto comprensibile:  in un programma che crea aspettative di svago, mostrare due persone smarrite in un giorno qualsiasi di un’epoca lontana annoia. Potrebbe essere una bella traccia per un documentario divulgativo che insegnasse allo spettatore usi e costumi del passato, sfruttando la vicenda fantascientifica come pretesto. Negli anni Sessanta  l’idea di insegnare la Storia attraverso spettacoli strutturati  era pressoché sconosciuta: Kronos appartiene alla sua epoca, è un telefilm e il suo fine è l’intrattenimento disimpegnato, non l’istruzione. Ci sono addirittura incursioni nella fantascienza e nella mitologia, si limitano a pochi episodi; gli alieni sono ostili, la magia funziona senza spiegazione di sorta… e gli spettatori si divertono, purché mettano da parte ogni pretesa di verosimiglianza.
Nel telefilm la ricostruzione degli ambienti nelle varie epoche fa rizzare i capelli a qualsiasi appassionato di rievocazione; prima di incolpare gli autori di grassa ignoranza o di scendere a compromessi, ricordo come abbiano utilizzato set e costumi provenienti da film destinati al grande schermo. E’ inutile ricorrere alla consulenza di esperti, quando la necessità di contenere i costi rende di fatto impossibile seguire i loro dettami, e reperire materiali accurati per ogni epoca. Addirittura, Irwin Allen arriva ad utilizzare sequenze scartate da film e telefilm, per risparmiare.  Ecco perché Tony e Doug non compaiono nel bel mezzo delle guerre giapponesi del diciassettesimo secolo, nel quindicesimo secolo a Timbuctù, oppure davanti al cantiere di una cattedrale romanica.
In apparente contrasto con tanta necessaria approssimazione, si presuppone invece che il pubblico abbia qualche minima idea degli eventi narrati, come lo scandalo Dreyfuss, l’assedio di Alamo, l’eruzione di Krakatoa, l’attacco a Pearl Harbour, il massacro di Little Big Horn, la fine degli Atzechi…  Conoscere gli eventi fa apprezzare maggiormente le avventure dei due scienziati; in questo senso il telefilm è popolare, ingenuo, ma non è stupido. 

Recitato con convinzione, si avvale di validi caratteristi come guest star, e di ambientazioni spettacolari anche se storicamente fantasiose.
La fotografia è assai colorata, come le immagini della pop art. 
L’effetto speciale vero e proprio è il tunnel, che gira come una spirale, e psichedelico pare risucchiare chiunque gli si ponga davanti – spettatori inclusi!

 Proprio le migliori caratteristiche che a distanza di anni hanno trasformato lo show in un oggetto di culto lo hanno condannato a suo tempo ad un rapido declino. Le sceneggiature seguivano invariabilmente  lo schema collaudato; esauriti gli eventi più noti ed appariscenti, dovevano ricorrere a fatti meno conosciuti, da scegliersi però in base alla disponibilità di attrezzature e set.
La produzione si fermò a trenta episodi, con tanto di finale aperto: l’ultimo tentativo di recuperare gli sfortunati scienziati li trasporta nuovamente a bordo del  Titanic.
E’ stato realizzato un film, nel 2002, e ci sono stati tentativi e petizioni da parte dei vecchi fan per realizzare una nuova serie. Le iniziative sono naufragate:  la pellicola non è giunta in Italia, la serie è rimasta nel cassetto. 

Probabilmente oggi gli spettatori esigono spiegazioni pseudoscientifiche, storie mature,  accettano male situazioni incredibili; ed è meno facile suscitare l’ingenuo stupore che furoreggiava nella fantascienza anni Sessanta. Kronos è un pezzo della storia della televisione come una pietra miliare, e come tale va apprezzato.

VOTO: di Cannonau su 5: naif però non superficiale, cult 

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