FINAL ALEX

La A.P.P. presenta Final Alex,  un cortometraggio fantasy di Alessio Persiano suddiviso in tre capitoli:  Lo scontro, Il  guado, L’assedio. Nella prima parte, il potente stregone Drean  combatte un drago e lo sconfigge; nel secondo si avventura verso una misteriosa roccaforte situata su un’isola, difesa da un necromante e dal suo esercito di scheletri; nell’epilogo, lo stregone assedia la fortezza con un esercito composto da guerrieri caduti, rianimati per l’occasione, e va a liberare la bella Lexa.                                                                                                       

Il cortometraggio vive grazie ai prodigi della grafica digitale, sfruttata al limite del virtuosismo: dal primo fino all’ultimo fotogramma le immagini sono ritoccate con l’aiuto del computer, che provvede a dare vita a gran parte delle suggestive ambientazioni e agli incantesimi. Vengono attenuati i colori troppo luminosi, esaltate le tonalità vivide dei lampi di energia magica, aggiunti gli effetti speciali. Nella maggior parte dei casi l’intervento digitale è opportuno, perché la vicenda richiede l’esibizione più esplicita possibile dei prodigi. Il mondo di Drean è strabiliante, è popolato da mostri e la magia è un’arte temuta: sarebbe difficile rappresentareun simile universo  rinunciando all’artificio digitale. 
In qualche caso le creature virtuali si integrano meno bene con le sequenze interpretate dagli attori in carne ed ossa, oppure i paesaggi risultano troppo artefatti. Si ha allora l’impressione vedere un videogioco che irrompe in una pellicola fantasy e sostituisce i personaggi  fatti di pixel alle comparse.
L’estetica di varie sequenze pare ispirata ai giochi fantasy più popolari, sia per gli spettacolari movimenti di macchina, sia per le animazioni. Golem e goblin, draghi, scheletri e soldati sembrano ripresi da ambientazioni ben note agli appassionati: sono ben realizzati, ma trasmettono un senso di deja vu che li rende meno credibili.
Altrettanto si può dire degli ambienti, quasi sempre ricreati digitalmente. Sono più convincenti  i mostri che vengono lasciati intravedere, come quello posto nel dungeon, a guardia di Lexa, e i brevi scorci di rovine di torri medievali.
Eccetto qualche sovrimpressione non ci sono dialoghi, una scelta discutibile perché le rare battute sono in lingua italiana. Se i protagonisti avessero parlato un linguaggio incomprensibile, i sottotitoli sarebbero stati motivati, sottolineando l’esotismo del mondo immaginario. Sovrapposti al parlato, rischiano di rendere le parole meno efficaci, quasi si trattasse di un’escamotage per evitare una buona sincronia. 
I pochi attori sono espressivi, sguardi e mimica sono essenziali per la comprensione degli eventi e degli stati d’animo.

La colonna sonora è epica; non si cita il compositore e ricorda sia l’heavy metal epico dark, sia le belle partiture dei videogiochi, negli ultimi anni sempre più curate, al pari di quelle per il cinema.
I costumi appaiono essenziali:  i maghi sono in toga o tunica, Lexa si distacca dagli stereotipi medievaleggianti cari al genere, per indossare un abito bianco, quasi ottocentesco.
Il montaggio assai veloce permette di inquadrare per tempi ridotti i protagonisti, consentendo di risparmiare sul numero degli attori coinvolti. In questo senso è magistrale il duello finale: vediamo alternarsi i colpi di Drean e del necromante. Entrambi sono avvolti in semplici vesti con cappuccio, di colore diverso;  un espediente che permette di nascondere il volto del nemico, lasciandolo all’immaginazione dello spettatore.  A proposito di uso della fantasia: è ovvio che Drean salva il reame e la sua bella, le dona il pendente e lei lo stringe nella mano, sprigionandone il potere. Lo stregone  probabilmente si sacrifica, Lexa vaga sola tra le rovine fumanti… spiata da una donna dalle labbra scure.

 

Restano parecchi dubbi, affidati  all’interpretazione della platea: speriamo che il regista ce li chiarisca, magari con altri capitoli della saga.

VOTO: di Cannonau su 5: enigmatico, 'modaiolo' per certi versi, d'essai per altri

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